Frazioni e dintorni

L’ampio territorio comunale di Barberino comprende le frazioni di Cavallina, Galliano, Latera, Montecarelli e altre piccole località come Cafaggiolo,nella quale è localizzata la Villa medicea dal 2013 nell’elenco del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.In questa pagina sono presenti le descrizioni di alcuni luoghi da visitare,la cui posizione è consultabile sulla mappa del territorio.

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CAFAGGIOLO

La Villa Medicea
Dichiarata dal 2013 “Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO”,la Villa Medicea di Cafaggiolo è uno splendido esempio di abitazione – castello costruito,su un “habituro” medievale preesistente,nel 1451 da Cosimo il Vecchio su progetto di Michelozzo che conserva ancora una delle torri originali. Di aspetto imponente e di grande severità formale, risente dei tratti della semplicità dei volumi del Trebbio, pur con una diversa utilizzazione degli spazi. Abitata in genere nel periodo estivo,alla villa soggiornarono Lorenzo dei Medici, Poliziano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Nel 1459 vi sostò anche Pio II in viaggio verso Milano e nel 1533 Caterina dei Medici futura Regina di Francia.A questo luogo è legata la tradizione che vuole Lorenzo il Magnifico grande amante di questo territorio (qui viveva la Nencia di Barberino, alla quale Lorenzo dedicò un sonetto) dove si recava per comporre i suoi versi e tra questi anche i Canti carnascialeschi. Nel 1600 vi soggiornò Bianca Cappello cui seguirono Giangastone ultimo dei Medici e nel ‘700 ne divennero proprietari i Lorena. Nel 1864 fu venduto all’asta ai principi Borghese i quali apportarono numerose modifiche, tra cui la distruzione di una torre e le mura perimetrali, per ricavare dal castello mediceo una abitazione – villa ( all’interno una vasca marmorea del XVI secolo della scuola di Giovanni Francelli, tele, affreschi e decorazioni).Nonostante ciò l’interno conserva ancora alcuni elementi originari dell’epoca di Michelozzo: i motivi decorativi del portone, i capitelli e i peducci delle decorazioni in pietra serena, eccetera. A sinistra dell’edificio esistono ancora le scuderie di epoca cinquecentesca, mentre al posto del giardino posteriore originario con aiuole geometriche e fontane oggi esiste un bosco di alberi secolari che circonda la tenuta.Nel parco una secolare pianta (sequoia) portata, sembra, da Giovanni da Verrazzano dai suoi viaggi oltre oceano.Attualmente all’interno della villa sono custoditi le copie, realizzate dal pittore Carmine Fontanarosa, di una serie di ritratti di personaggi famosi appartenenti alla casa Medici.Cafaggiolo_utens

A Cafaggiolo spesso si abbinano le celebri ceramiche, esemplari straordinari disseminati nei migliori musei del mondo. Fondata a Firenze nel XIV secolo la fabbrica di maioliche venne trasferita a Cafaggiolo nel 1498 circa da Pierfrancesco dei Medici e successivamente venduta ai fratelli Fattorini, Pietro e Stefano. In quest’ambiente si formò Luca Della Robbia e qui apprese l’arte di applicare lo smalto alla terra. Le ceramiche prodotte con più sigle, prima con la lettera P e poi con la S, sono dominate dall’azzurro cupo, dal giallo vivo e dal verde trasparente, con gli altri colori a far da corollario. La produzione comprende lo stile semigotico e le scene di guerra (prevalenti nel XIV secolo), angeli e santi (nel XV secolo), soggetti decorativi più equilibrati nel colore nel XVI secolo, piatti, vasi, vasi da farmacia, studi sulla figura umana. Alcuni oggetti (piatti e brocche) sono esposti al Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza e al Bargello tra cui un boccale del 1500 con lo stemma degli Ubaldini e un piatto con un panorama della Villa degli stessi Ubaldini del 1552 provenienti entrambi dalla villa “Il Monte di Galliano”, parte di una ricca donazione della famiglia Vaj – Geppi.Nell’ultimo quarto del Cinquecento dopo aver vissuto una grande stagione ceramica, le maioliche di Cafaggiolo declinarono verso una produzione seriale per cessare agli inizi del Seicento, e con motivazioni tuttora avvolte nel mistero, ogni attività.

Oggi la villa non è visitabile perché in completa ristrutturazione ma è ben visibile sulla strada “Bolognese” che da Barberino conduce a San Piero a Sieve.

CAVALLINA

Vicinissima al capoluogo,Cavallina è la seconda frazione,dopo Galliano, per numero di abitanti del Comune di Barberino di Mugello.Il fulcro del paesino è la centrale Piazza Frà Giuliano Ughi,recentemente restaurata e molto viva particolarmente in estate.Camminando oltre la Piazza imboccando strette vie come Via del Torracchione è possibile raggiungere le sponde del Lago di Bilancino e imbattersi in edifici storici.

La Chiesa di San Jacopo
La Chiesa di S. Jacopo a Cavallina ha le sue radici nell’antica chiesa di S. Maria a Latera . Il castello di Latera si trovava in posizione strategica a dominare le valli della Stura e della Lora e rivestiva quindi un ruolo importantissimo nel territorio quale deterrente contro le invasioni banditesche. La sua distruzione  nel 1352 ad opera della Repubblica Fiorentina portò al depauperamento e degrado dell’area ed alla conseguente crescita e sviluppo del borgo di Cavallina.
Nel 1516 la vecchia chiesa del borgo fortificato, costruita a ridosso interamente alle mura castellane, venne soppressa e la parrocchia trasferita nell’oratorio di Cavallina. L’episodio del trasferimento testimonia il profondo legame esistente tra le due località sorte entrambe “per opera dei Cattani di Combiate e di Barberino”, le cui vicende si intersecano e si uniscono fino appunto alla definitiva fusione della Parrocchia dal castello di Latera  con l’oratorio di San Jacopo alla Cavallina, edificato un secolo prima dai marchesi Giugni.
I marchesi rimasero patroni della parrocchia fino almeno al 1631, quando tali diritti di patronato furono condivisi anche dai Guasconi, come testimonia la data riportata sullo stemma presente sulla facciata della Chiesa, e dalla famiglia Cattani, alla quale appartiene l’arma posta sulla porta della canonica vecchia.
La Chiesa nelle sue forme attuali fu costruita nel ‘700 in stile rinascimentale e al suo interno conserva numerose opere d’arte. Di notevole pregio il tabernacolo di pietra serena quattrocentesco attribuito a Mino da Fiesole, recante nel basamento lo stemma della famiglia Giugni, la tavola della scuola del Perugino raffigurante Sant’Anna e la Madonna con Bambino (con a destra San Francesco e a sinistra San Giacomo),  e la Madonna del ‘300 sull’altare sinistro attribuita a Bernardo Daddi. Nell’attiguo Oratorio della Compagnia è presente una tavola di notevole valore artistico attribuita alla scuola del Pontormo raffigurante l’Assunzione di Maria con i Santi Jacopo, Tommaso e Sebastiano. Un tempo la Chiesa possedeva anche la “Madonna del Cardellino”, un bellissimo alto rilievo in terracotta di Antonio Rossellino, venduto al museo Horne nel 1956.

La Villa Torre Il Palagiot25_001

Villa Torre Palagio,edificio forticato del XV secolo di proprietà della famiglia Pulci fu dimora frequentata da Lorenzo il Magnifico e la sua compagnia di amici poeti. Dell’antico Palagio resta ben poco e oggi la villa si presenta con le caratteristiche assunte dopo il rifacimento ottocentesco, con la facciata decorata da disegni geometrici monocromatici e ampie stanze adibite a convegni e banchetti. L’edificio è circondata da un vasto parco di conifere cui si accede per un lungo viale alberato, caratterizzato da numerose piante secolari e di grande interesse: un cipresso della California, alcuni poderosi cedri del Libano, una grande sequoia della specie giganthea. Oltre il piazzale antistante la villa, inizia il bosco disteso su un pendio di media difficoltà e di non grande lunghezza e nel quale è possibile ammirare stupendi abeti bianchi, gli alberi più alti dell’intero parco.

GALLIANO

Imboccando la via Bolognese(SS65) in direzione San Piero a Sieve è possibile svoltare al bivio in direzione Galliano,frazione più grande del Comune di Barberino di Mugello.La Via di Galliano rappresenta uno splendido scorcio di Mugello,tra alberi secolari e allevamenti di caprioli,lungo la quale è possibile visitare l’Oasi WWF di Gabbianello o il Convento di Bosco ai Frati.Proseguendo dritto invece si raggiunge il piccolo centro abitato,paese natale dei musicisti Marco da Galliano e Domenico Del Mela inventore del pianoforte verticale.La borgata conserva la struttura urbanistica rettangolare e i resti delle mura medievali ben visibili nella porta Fiorentina,collegamento tra Piazza IV Novembre e il Corso Marco da Galliano.Nella Piazza,fulcro delle attività cittadine,è possibile visitare la Chiesa di San Bartolomeo.51ed455b-9d5d-4acb-b534-bbb6aee77dff_l

La Chiesa di San Bartolomeo

Chiesa di antichissime origini,San Bartolomeo fu inizialmente costruita nel 1163 per un Monastero di Religiose. L’attuale edificio risale al 1845-1847, ricostruito per decisione della famiglia degli Ubaldini, a causa delle pessime condizioni in cui versava. L’interno è ad una sola navata coperta a capriate e con tre finestre, due delle quali murate; ai lati dell’ingresso principale si trovano sue acquasantiere risalenti al XVII secolo, sulla destra un fonte battesimale in marmo datato 1332. Tra le opere conservate all’interno ve ne sono alcune di elevato pregio, quali un dipinto di tavola con “Madonna col Bambino” attribuito a Margaritone D’Arezzo una pala d’altare della metà del XI secolo raffigurante la “Madonna col Bambino e quattro santi”, probabilmente proveniente dalla Chiesa di Santo Stefano a Rezzano (conosciuta difatti anche come “Madonna di Rezzano”) e l’affresco della cupola ad opera di Tito Chini. Nell’Oratorio è conservata una pala d’altare raffigurante “L’Annunciazione” ed attribuita alla bottega del Ghirlandaio.

Il Convento di Bosco ai Frati

Fondato dagli Ubaldini prima dell’anno Mille, il Convento di Bosco ai Frati è considerato uno dei più antichi della Toscana. Chiesa e convento furono riedificati su disegno di Michelozzo Michelozzi per volontà di Cosimo de’ Medici.Come in Cafaggiolo e nel Castello del Trebbio, anche in questo complesso l’architetto unì le caratteristiche del nuovo gusto rinascimentale all’esperienza della tradizione architettonica medievale; così nell’edificazione del coro utilizzò costoloni, volte e cornici di chiaro riferimento tardo gotico, mentre nel chiostro, nel cenacolo e nelle celle dei monaci operò in linea con i modelli della nuova architettura maturata in ambiente cittadino.Molti furono i doni preziosi lasciati dai primi Medici al convento: fra tutti emerge il prezioso crocifisso ligneo attribuito a Donatello, oggi conservato nel piccolo museo di arte sacra annesso al convento.

LE MASCHERE

Castello di Villanova

Il castello di Villanova è una costruzione in stile neomedioevale edificata su parte dei ruderi di un castello preesistente.Della costruzione originale rimangono una torre, due porte (la principale dotata di scalinata in pietra) e qualche tratto delle mura lungo il terrapieno ovoidale sul quale sorgeva il fortilizio. All’interno della cerchia sorgeva un edificio del quale non sussistono più tracce. Si può ipotizzare che il complesso ospitasse una comunità di un certo rilievo, visto che dentro le mura esisteva anche una Compagnia e la chiesa di San Jacopo. Intorno al 1250 il castello fu un possesso dei nobili Ubaldini chiamati da Villanova e in seguito della famiglia de’ Bettini, nipoti degli Ubaldini. Nello statuto della Potesteria di Barberino di Mugello (1563) si legge che uno dei consiglieri della Borsa del Consiglio proveniva dal Comune di Villanova; incarico di una certa importanza poichè nelle competenze del Consiglio rientravano le normative che regolavano le transazioni economiche della comunità. Il castello e la chiesa di San Jacopo- riedificata nel 1334- furono acquistati nel 1611 dal marchese Ottavio Gerini e compresi nella tenuta e parco della Villa delle Maschere. L’attuale edificio fu ricostruito da Carlo Gerini e adibito a scuola per i bambini della fattoria e del convento, ma  a partire dalla Seconda Guerra Mondiale fu abbandonato. Il primo restauro della torre con la porta e della scalinata è stato effettuato nel 1990 per evitarne il deterioramento. L’immobile, il viale di cipressi che incornicia l’ingresso e il parco sono stati oggetto di un notevole piano di recupero. L’attento studio delle caratteristiche del complesso immobiliare, nel rispetto dei vincoli posti dalla Soprintendenza dei Beni Culturali, ha consentito di mantenere gli interventi sull’immobile storico nei limiti di un restauro e ripristino fedele delle superfici e volumetrie esistenti.

Il Castello è di proprietà privata e viene abitualmente utilizzato per cerimonie private.Può tuttavia essere visitato accordandosi con la proprietà.

Villa

Costruita nella seconda metà del ‘500 dalla famiglia Bettini, Villa Le Maschere è forse la più vasta dimora signorile del Mugello, circondata da un ampio parco.Immagine1
Nel 1611 fu acquistata dalla famiglia fiorentina Gerini, che avviò interventi di ampliamento e ristrutturazione e riorganizzò il parco con viali e giardini all’italiana. Alla fine del ‘600 a Villa Le Maschere lavorò Giovanni Battista Foggini, scultore e architetto di corte del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici. Nel Settecento e nell’Ottocento, già considerata una delle più belle ville della Toscana, ospitò pontefici (Pio IX nel 1857), regnanti (Carlo Emanuele IV re di Sardegna nel 1801, re Carlo Felice nel 1821), nobili e artisti, che ne fecero teatro di feste memorabili, come quella per le nozze del marchese Carlo Gerini con Isabella Magnani, nel 1832, in occasione delle quali furono programmati decori, abbellimenti ed un complessivo restyling. Agli inizi del 1900 la Villa venne dotata di bagni a ogni piano, alcuni decorati con le famose maioliche della vicina Manifattura Chini di Borgo San Lorenzo. Nel 1963 Villa Le Maschere fu abbandonata dai Gerini e iniziò il degrado che portò al crollo dei tetti e alla perdita di affreschi, decori e stucchi; oggi, dopo un accurato recupero durato cinque anni, realizzato in accordo con la  Soprintendenza per i Beni architettonici di Firenze, Villa Le Maschere è stata riportata a nuova vita: sono stati recuperati i decori di Tito Chini, gli stucchi, i pavimenti in seminato alla veneziana, e sono tornati visibili preziosi affreschi della scuola di Francesco Furini, sepolti per decenni sotto strati d’intonaco.

La villa è sede di un prestigioso Resort a cinque stelle. Non  è pertanto visitabile, se non previo accordi con la società.