La Ragazza nella Nebbia

locandina (2)La sedicenne Anna Lou – brava ragazza dai lunghi capelli rossi appartenente ad una confraternita religiosa molto conservatrice – scompare dal paesino montano di Avechot. A interessarsi del caso è l’ispettore Vogel, che ha una reputazione professionale da salvare e una propensione a fare leva sui mass media. E dato che ad Avechot si sono appena trasferiti un professore di liceo con moglie e figlia, chi meglio di un estraneo alla comunità può candidarsi come principale sospettato?

Donato Carrisi esordisce alla regia con l’adattamento di uno dei suoi romanzi di maggiore successo, La ragazza nella nebbia, firmandone anche la sceneggiatura, e fa dire al professore che “la prima regola di un grande romanziere è copiare”.

Fedele al suo motto, procede ad attingere a piene mani da molto del cinema che l’ha preceduto e in particolare da alcuni autori di culto: da David Lynch (innumerevoli i riferimenti a Twin Peaks) a David Fincher (quello di L’amore bugiardo ma anche quello di Seven), passando per il Giuseppe Tornatore di Una pura formalità e Tomas Alfredson, cui lo accomuna la difficoltà di portare sul grande schermo un noir di successo.

L’uomo di neve e La ragazza nella nebbia infatti si assomigliano non solo per atmosfere e inquadrature nordiche, ma anche per l’affastellamento delle trame e sottotrame e l’eccessiva sottolineatura esplicativa della vicenda nelle sequenze finali.